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PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Le sardine

. — Mi piacciono sarde e sardine, acciughe e alici. Quest’ultime marinate e, soprattutto, alla povera. Meglio del tonno, quello in scatola che i Cinque Stelle dovevano aprire come il Parlamento. Il pesce azzurro di poco prezzo e buon sapore, ricco di omega tre e di grassi insaturi che non so cosa siano di preciso, ma dice fanno bene alla salute. Alla salute nostra ovviamente, non di quei pesciolini che, comunque, pur pescati in abbondanza, non risultano a rischio di estinzione. E dunque come razza umana rassegniamoci, nel bene e nel male, ad essere in cima o in fondo -dipende- alla catena evolutiva e alimentare.

Ci sarebbe anche differenza tra sardine e acciughe, ma noi profani e non pescatori non s’è mai capito bene. Un po’ come per stoccafisso e baccalà che però, essiccato il primo e salato il secondo, nonché stagionato, vengono dallo stesso pesce: il merluzzo nordico, altrimenti detto “pesce veloce del Baltico”. Sardine e acciughe invece sarebbero di famiglie differenti, ma noi siamo gente aperta, favorevole alle famiglie allargate e dunque chissenefrega. Alla fine, se non proprio uguali, sono simili. Come il nostro prossimo, in fondo.

De Andrè cantava “le acciughe fanno il pallone” e l’impetuoso e sorprendente movimento delle sardine che occupa le piazze in questi giorni, fa riferimento a questa qualità e caratteristica gregaria del pesce di muoversi insieme, separandosi e aggregandosi velocemente e continuamente in mezzo al mare. Però, appunto, quelle cantate erano acciughe e non sardine anche se è vero che a quei branchi si aggregano piccoli pesci di altre specie a scopo di difesa e per natura. Insieme, ma senza appiccicarsi per sempre, si sta meglio. E forse non è nemmeno appropriato dire, come quelli del movimento, “noi non ragioniamo come gli altri, perché le sardine hanno poca pancia e molta testa” perché, ancora una volta, ciò si addice meglio alle acciughe, che sono più affusolate e schiacciate delle sarde.

Tra l’altro dice che il pesce puzza dalla testa. Anche se penso che, quando non è più fresco e andato a male, il pesce puzzi tutto quanto. Perché il movimento delle sardine nasce acefalo, senza capi né code, che, in effetti, nel pesce si scartano. Essere senza testa viene a volte rivendicato come un principio di libertà innovativa, questo è il caso; altre volte, come per i Cinque Stelle, ad esempio, denunciato in quanto incapacità di darsi una chiara strategia politica. Per le sardine risponde al bisogno inespresso, inascoltato e deluso di una sinistra, specie giovanile. Alla voglia di farsi sentire, di dimostrare che è possibile un paese e un mondo migliore senza razzismo e fascismo, senza nazionalismo o sovranismo che sia. E senza lo sbruffonismo salvinista o il familismo melonista, per non parlare del resiliente berlusconismo.

Che bellezza! Se venissero e ci portassero via: ci facessero vedere come si fa ad essere veramente di sinistra e riempire di nuovo le piazze! O se il mondo fosse salvato davvero dai ragazzini ambientalisti della Greta, il nostro vero futuro. E ritrovarsi in piazza stretti stretti, come sardine. Ma non quelle in scatola. Non le “sardomobili” oppressive e paralizzanti, contrapposte alla libertà della Vespa, di una storica pubblicità della Piaggio. Le sardine come immagine positiva e socializzante. Le sardine che cantano Bella Ciao e ripetono che l’Italia non si Lega.

La politica senza partito, sopratutto senza capi partito, sembra essere un’esigenza della democrazia matura. Ma questo è croce e delizia per ogni movimento. Lo fu per la federazione dell’Ulivo di Prodi, lo è per i Cinque Stelle che si sono inventati capo politico, garante, piattaforma Rousseau e non gliene va bene una o, comunque, non ce n’è uno che va d’accordo con l’altro. Sembra la sinistra. Ma furono pure deprecabili i cerchi magici di diverse forze politiche: Lega di Bossi, PD di Renzi. E il problema dei gruppi dirigenti si è posto per Podemos, Ciudadanos, Syriza e via e via. Insomma il nodo da sciogliere per i movimenti, tanto più per quelli populisti, diventa e rimane sempre chi decide cosa e chi elegge o nomina chi. E poi per fare che. È inevitabile, lo sarà pure per il movimento delle sardine italiane che però si dichiarano anti sovraniste e anti populiste e tendono a moltiplicarsi e differenziarsi. A Livorno forse prevista una sezione gemellata di triglie. E, nonostante la rete tenti invano di oscurarle e qualcuno di reprimerle, crescono e non si diffondono solo nelle acque territoriali italiane: ci sono le sardine atlantiche.

E allora intanto godiamocela questa nuova sinistra, giovanile quanto antica, silenziosa quanto eloquente, non aggressiva quanto determinata. Per ricordarci che ci siamo ancora. Che anche se “una mattina mi sono svegliato ed ho trovato l’invasor”, tutto, pure la nostra lotta, il nostro cammino, ricomincia e prosegue. Niente finisce. E, a proposito di morti e resurrezioni, anche la parola “Jesus” dai primi cristiani veniva iscritta in un pesce. Sarà stato una sardina? Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 1 Dicembre 2019

Libero Venturi

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